Associazione Culturale Lycopodium · Società Italiana di Omeopatia di Firenze

Libri e Editoriali 

Le pubblicazioni dei nostri soci

I soci Lycopodium sono costantemente impegnati nella redazione di testi e articoli pubblicati, oltre che a cura dell'Associazione stessa, da diverse case editrici e riviste specializzate.

Syphilis Materia Medica Dinamica

Syphilis Materia Medica Dinamica

Uno studio del Miasma Sifilitico attraverso i Rimedi. Edizione Italiana a cura di Valerio Selva. Pubblicato da Associazione Lycopodium, maggio 2017.

 

L'edizione inglese "Dynamic Materia Medica - Syphilis" ha riscosso molto successo ed è diventato un classico nella letteratura omeopatica.

 

"Materia Medica Dinamica - Syphilis" è una rete composta da undici rimedi sifilitici, vecchi e nuovi, ognuno dei quali viene osservato e quindi presentato con una prospettiva particolare: l'essenza, la tossicologia, le affinità, la poesia, il proving, la mitologia, la storia, l'analisi e la sintesi; tutto questo viene supportato da vari riferimenti alla filosofia omeopatica.

 

La sintesi di tutti questi fili culmina in una sorprendente e profonda intuizione della natura del miasma sifilitico.

 

L'autore 

Jeremy Sherr pratica ed insegna omeopatia a livello internazionale da più di 35 anni. Ha diversi ambulatori a Londra, New York e Tel Aviv ed è il direttore della Dynamis School for Advanced Homeopathic Studies che è una delle scuole di secondo livello più longeve del mondo. Jeremy ha insegnato omeopatia per tutta l'America e l'Europa, così come in Canada, Cina, India, Israele, Messico, Giappone, Russia, Sudafrica, Nuova Zelanda e Australia.

 

Ha effettuato 34 proving ed è l'autore di Le Dinamiche e La Metodologia della Sperimentazione Omeopatica, Dynamic provings volume I e II, Repertory of Mental Qualities, The Noble Gases - Helium, oltre che di questo libro. Ha pubblicato diversi articoli sull'omeopatia ed ha condotto diversi programmi di ricerca.

 

Il traduttore

Medico Chirurgo, omeopata, diplomato alla Scuola di Omeopatia Classica Unicista della Associazione Lycopodium. Segue un ulteriore triennio di formazione internazionale presso la "Dynamic School for Advanced Studies in Homeopathy" con J. Sherr e con lui partecipa al progetto Homeopaty for Healt in Africa. Continua la propria formazione partecipando a seminari nazionali ed internazionali, con omeopati quali R. Sankaran, R. Petrucci, M. Norland. 

 

leggi l'introduzione alla edizione italiana

 

per acquistare il libro inviateci una email all'indirizzo: lycopodiuminfo@gmail.com

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 · 2017, giu 15  Share

Le medicine complementari per il paziente oncologico

Sviluppo e opportunità dell’oncologia integrata. Un libro a cura di Sonia Baccetti, Mariella Di Stefano, Elio Rossi sul contributo delle medicine complementari in oncologia. Felici Edizioni, 2015

Sempre maggiore il numero dei malati di tumore che si rivolge, durante la malattia, alle medicine complementari. Le medicine complementari possono dare un contributo importante in questa direzione, nella prospettiva di un orientamento multidisciplinare ai processi di cura.

Come testimoniano numerosi studi e statistiche, è sempre maggiore il numero dei malati di tumore che si rivolge, durante la malattia, alle medicine complementari. L’approccio più moderno nella cura dei pazienti con cancro è quello dell’oncologia integrata, che include terapie complementari basate su prove di efficacia scientifiche da associare ai trattamenti convenzionali, per favorire il benessere e la salute di pazienti/persone molto fragili.

Quest’approccio è praticato in grandi ospedali internazionali  e si va diffondendo anche in Europa, dove aumenta gradualmente l’offerta di terapie integrate, non solo in ambito privato ma anche all’interno dei servizi sanitari pubblici.

 

E l’integrazione fra le terapie è la scelta più giusta, scrivono gli autori del volume “Le medicine complementari per il paziente oncologico. Sviluppo e opportunità dell’oncologia integrata”, appena pubblicato da Felici Edizioni, per evitare che i pazienti facciano ricorso ai trattamenti non “convenzionali” sotto forma di auto-medicazione e senza tenere conto delle verifiche scientifiche e dei requisiti di qualità e di sicurezza. 

 

Il libro raccoglie in circa 400 pagine, i principali studi pubblicati nella letteratura internazionale su agopuntura e medicina tradizionale cinese, fitoterapia, omeopatia, omotossicologia e medicina antroposofica a sostegno del malato di tumore. Frutto del lavoro congiunto di un gruppo di medici e ricercatori di medicina complementare e di medicina ufficiale, intende fare chiarezza tra le diverse opzioni di cura, al fine di selezionare le migliori terapie per ciascun paziente e di attuare una vera “comprehensive cancer care”.

 

Oltre ai curatori, Sonia Baccetti, Mariella Di Stefano ed Elio Rossi, sono autori del volume Maura Di Vito, Alberto Laffranchi, Chiara Menicalli, Maria Valeria Monechi, Emanuela Portalupi, Tania Re, con il contributo di Gianni Amunni, Massimo Bonucci, Angelo Raffaele De Gaudio, Fabio Firenzuoli, Luigi Gori, Carmelo Guido, Giovanna Masala e Domenico Palli.

 

La prefazione e l’introduzione sono a cura rispettivamente di Lucio Luzzatto, direttore scientifico dell’Istituto Toscano Tumori, e Paolo Morello Marchese, direttore generale dell’Azienda Sanitaria di Firenze.

 

I curatori

Sonia Baccetti

Medico chirurgo, specialista in Medicina del lavoro, ha iniziato lo studio della medicina cinese dal 1980 come allieva dei maggiori maestri europei, cinesi e vietnamiti.

Dal 1995 è la direttrice del Centro Fior di Prugna dell’Azienda Sanitaria di Firenze, struttura regionale di riferimento per le medicine complementari della Regione Toscana.

Dal 2007 è responsabile della Rete toscana di medicina integrata, organismo di governo clinico con sede presso l’Assessorato alla Salute della Regione Toscana.

 

Mariella Di Stefano

Giornalista esperta in terapie naturali e medicina integrata.

Autrice di numerose pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali, dal 2004 dirige MC Toscana, notiziario regionale delle medicine complementari in Toscana, e dal 2002 la rivista L’Erborista.

 

Elio Rossi

Medico chirurgo, specialista in Malattie Infettive, ha iniziato a studiare l’omeopatia nel 1977.

Membro di Homeopathia Europea dal 1978 e della Faculty of Homeopathy of London dal 1991.

È responsabile dell’Ambulatorio di omeopatia, struttura regionale di riferimento per l’omeopatia della Regione Toscana, dal 1998 e dell’Ambulatorio di medicine complementari e alimentazione in oncologia dell’Azienda USL 2 di Lucca dal 2010.

Direttore scientifico della rivista Medicina Naturale dal 1998.

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 · 2015, mar 24  Share

Australia: negare l’evidenza

Editoriale di Elio Rossi

Medicina Naturale - 23 marzo 2015

L'articolo è stato pubblicato da Medicina Naturale

 

L’omeopatia non è efficace per trattare alcuna condizione clinica. Questa la drastica affermazione del report “Efficacia dell’omeopatia per patologie cliniche: valutazione delle evidenze” stilato da Optum per il Working committee sull’omeopatia del National Health and Medical Research Council (NHMRC) incaricato dal Governo australiano di svolgere un’indagine sulle prove di efficacia dell’omeopatia, così come è apparsa sui giornali. In realtà il report del NHMRC australiano sostiene che non esiste una sufficiente dimostrazione di efficacia del trattamento omeopatico, cioè gli studi clinici analizzati non fornirebbero prove abbastanza attendibili (reliable). È ben diverso dal comunicare che è stata dimostrata l’inefficacia dell’omeopatia come hanno titolato i giornali che hanno interpretato male tale conclusione.

 

Queste conclusioni, cosi come la metodologia di lavoro e i criteri di selezione dei lavori scientifici analizzati, sono stati contestati anche da vari esperti nell’ambito di una consultazione durata diversi mesi. Innanzitutto è stato rilevato che il gruppo di lavoro che ha redatto il rapporto ha deciso di focalizzare lo studio prevalentemente su 57 review sistematiche, escludendo molti trial clinici randomizzati e controllati singoli. Questo metodo di lavoro presenta notevoli svantaggi, come hanno riconosciuto gli stessi autori. Primo fra tutti che le review e le metanalisi raggruppano studi con un diverso disegno sperimentale e che generalmente non utilizzano le stesse metodologie omeopatiche.

 

La critica metodologica mossa al report australiano è che per una stessa patologia sono stati considerati lavori che hanno utilizzato trattamenti omeopatici molto diversi. Alcuni di questi sono risultati efficaci e altri no, e questi ultimi hanno finito per inficiare, anche statisticamente, il risultato positivo dei precedenti. Ma questa conclusione, se fosse applicata alla medicina convenzionale, per esempio per valutare l’efficacia di un antibiotico in un’infezione batterica e producesse un risultato negativo, porterebbe a concludere che il trattamento antibiotico è, in generale, inefficace nelle infezioni batteriche, il che è palesemente falso.

 

Le associazioni di settore avevano chiesto di prendere in considerazione 196 trial clinici randomizzati e controllati (TRC) già pubblicati in letteratura. Di questi 96 erano positivi per l’omeopatia in un’ampia varietà di condizioni cliniche, 88 non avevano raggiunto conclusioni definitive e solo 8 erano negativi. Può essere che la qualità di alcuni di questi lavori fosse bassa o comunque non sufficiente, ma comunque, come hanno ribadito in questi anni diverse revisioni sistematiche della letteratura, consentono di affermare che l’effetto dell’omeopatia è superiore al placebo.

 

Più in generale si rileva che i criteri di inclusione delle rassegne erano molto rigidi e ciò ha influito sull’esito della ricerca;

in particolare:

  • – sono stati considerati solo i lavori in inglese;
  • – sono stati esclusi per definizione tutti i trial con meno di 150 soggetti.

 

Di conseguenza molti studi con una minore numerosità del campione, anche se positivi, sono stati considerati “inaffidabili”. Sono stati inoltre considerati inaffidabili gli studi di buona qualità ripetuti più volte da uno stesso gruppo di ricerca, ma non replicati da gruppi indipendenti e sono stati esclusi studi singoli di buona qualità ma non ancora ripetuti da altri gruppi di ricerca.

 

Naturalmente in questo tipo di valutazione non si fa nessun cenno sul fatto che anche la medicina convenzionale ha il problema delle prove di efficacia dei suoi trattamenti. Un’analisi pubblicata da BMJ Clinical Evidence condotta su 3000 medicinali abitualmente utilizzati nel trattamento di molteplici malattie evidenzia che il 50% di questi non ha sufficienti prove di efficacia che ne giustifichino l’impiego sulla base dei criteri della medicina basata sull’evidenza (EBM), mentre l’8% dei farmaci ha un’inefficacia provata, o quasi, e solo l’11% ha un’efficacia senza dubbio comprovata.

 

In altre occasioni, l’obiettivo sostanziale, più o meno dichiarato delle campagne mediatiche, era quello di eliminare le medicine complementari dalle coperture fornite dal Servizio pubblico, come è accaduto in Svizzera dove il tentativo è stato poi sconfessato da un referendum popolare che ha grande maggioranza ha decretato il ritorno dell’omeopatia tra le terapie erogate dal servizio pubblico. Nel caso australiano si tratta invece di porre fine all’accreditamento dei corsi di omeopatia da parte dell’agenzia governativa Tertiary Education Quality Standards Agency (TEQSA) e bloccare il sostegno statale, dal 10 al 39%, ai Fondi assicurativi sanitari privati che includono la copertura delle spese sanitarie omeopatiche.

 

Alla fine, sempre di soldi si tratta: quelli che guadagnerà “Big Pharma”; quelli che risparmierà il Governo australiano e quelli che dovranno pagare di tasca propria i cittadini/utenti dell’omeopatia.

 

 

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 · 2015, mar 24  Share

Oncologia integrata

Dalla ricerca alla pratica clinica

Un articolo di Sonia Baccetti, Elio Rossi, Mariella Di Stefano, Valeria Monechi pubblicato su Toscana Medica n. 10 novembre/dicembre 2014.

Le esperienze di integrazione delle medicine complementari (MC) in oncologia sono diversamente modulate in ambito clinico, ma l’approccio più diffuso è quello dell’oncologia integrata, definita come “una scienza e al contempo una filosofia che riconosce la complessità dell’approccio terapeutico al malato di tumore e include una serie di terapie basate su evidenze scientifiche da associare ai trattamenti convenzionali, per favorire il benessere e la salute dei pazienti. (…) Il suo scopo consiste nell’accrescere l’efficacia dei protocolli terapeutici
convenzionali, alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita” (Sagar 2008).

 

Un fenomeno in crescita

Numerosi studi riportano che in Europa un malato di tumore su 3 ricorre alle MC, definite anche CAM (Complementary and Alternative Medicines), non convenzionali (MnC) o integrate (MI), spesso in associazione con le terapie convenzionali. Secondo Molassiotis et al. (2005) il ricorso alle terapie complementari in Europa varia dal 15% al 73% e i trattamenti più utilizzati sono omeopatia, fitoterapia e terapie spirituali. Uno studio svolto in 2 ospedali toscani su pazienti in chemioterapia (Johannessen et al. 2008) ha riportato un’incidenza dell’uso delle MnC del 17% (erbe 52%, omeopatia 30%, agopuntura 13%), mentre secondo un lavoro francese (Trager-Maury et al. 2007) il 34% dei pazienti oncologici utilizza le medicine complementari, soprattutto per ridurre gli effetti collaterali delle terapie antitumorali. Secondo lo studio sull’uso delle MC in pazienti oncologici italiani e sulla percezione del beneficio di queste terapie (Bonacchi et al. 2014), il 37,9% utilizza una o più tipologie di MC: dieta e integratori (27,5%), erbe (10,8%), omeopatia (6,4%) e terapie body-mind (5,5%); inoltre un’alta percentuale di pazienti (66,3%) informa il medico di questa scelta e ne sperimenta i benefici (89,6%).

Si fa ricorso a queste terapie anche in ambito pediatrico. Secondo uno studio italiano sull’uso delle MC nei bambini ricoverati presso l’Istituto dei Tumori di Milano (Clerici et al. 2009), il 12,4% ne aveva utilizzato almeno una, soprattutto per ridurre gli effetti avversi delle cure convenzionali. Nell’ultimo decennio per rispondere alle richieste dei malati di cancro, nei principali ospedali
statunitensi sono stati creati Dipartimenti di oncologia integrata (Dana-Farber Cancer Institute di Boston, Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York e M.D. Anderson Cancer Center di Houston, fra gli altri).

Una recente indagine ha stimato che circa il 20% delle strutture oncologiche europee eroga anche trattamenti complementari (vedi Box 3). L’integrazione fra le terapie è la scelta più ragionevole e giusta, per evitare che i pazienti oncologici facciano ricorso ai trattamenti non “ufficiali” come forma di auto-medicazione, indipendentemente dalle verifiche scientifiche e dai necessari requisiti di qualità e sicurezza, esponendosi al rischio di potenziali interazioni con i farmaci o di ridotta compliance nei confronti dei protocolli antitumorali.

 

Le prove di efficacia

In questi anni le pubblicazioni scientifiche in materia di oncologia integrata sono progressivamente aumentate. Un’analisi degli studi della letteratura è stata realizzata dalla Rete Toscana di Medicina Integrata all’interno della Joint action EPAAC (European Partnership for Action against Cancer), un’iniziativa della Commissione Europea. Il lavoro ha preso in esame gli studi pubblicati dal 2003 al 31 marzo 2014 sull’impiego in oncologia di 5 medicine complementari (agopuntura/MTC, fitoterapia, omeopatia, omotossicologia e medicina antroposofica, incluse nell’Accordo Stato-Regioni del 7.2.2014).

Gli studi sono stati valutati tenendo conto del sistema di grading della Society for Integrative Oncology (SIO) (Deng et al. 2009), che definisce il grado di efficacia e la forza delle raccomandazioni in base al livello di evidenze scientifiche (A,B,C) e al rapporto benefici/rischi/ oneri (1, 2). Il report conclusivo di questo lavoro si può consultare sul sito di EPAAC, fra i Final Deliverables, alla seguente URL: http:// www.epaac.eu/images/END/Final_Deliverables/D5_Complementary_and_alternative_medicine_CAM_in_cancer_care_development_and_opportunities_of_integrative_oncology.pdf

Su questo tema è in corso di pubblicazione, da parte dell’Azienda sanitaria di Firenze, il libro “Le medicine complementari per il paziente oncologico. Sviluppo e opportunità dell’Oncologia Integrata”, presso Felici Edizioni.

Le maggiori evidenze di efficacia per agopuntura e MTC, come sottolinea la review sistematica del National Cancer Institute (2013), riguardano il trattamento di nausea e vomito post-chemioterapici. Molti studi interessano donne con tumore mammario sottoposte a chemioterapia e terapia antiemetica, cui è stata aggiunta agopuntura in varie forme; altri i tumori del polmone o in varie sedi. Numerose sono le evidenze per nausea e vomito post-chirurgici e post-radioterapici. Il grading SIO assegnato è 1A (forte raccomandazione, evidenza di qualità alta). La stessa efficacia (1A) è attribuita al trattamento con agopuntura, da sola o aggiunta agli analgesici, nel dolore oncologico; fra gli altri si dimostra l’efficacia nel dolore neuropatico, in quello post-toracotomia del carcinoma polmonare, nel dolore articolare da inibitori dell’aromatasi (tumore della mammella), nel tumore pancreatico e del collo.

Numerose revisioni sistematiche concludono che “l’agopuntura può essere un trattamento aggiuntivo importante in pazienti con dolore oncologico, soprattutto nei non responders, pur in presenza di problemi metodologici degli studi”. Alla stessa conclusione giunge il National Cancer Institute statunitense (2013). Per questo le Linee guida inglesi del 2006, le Linee guida della SIO (2009) e quelle della National Comprehensive Cancer Network (NCCN 2013) raccomandano l’uso di agopuntura o digitopressione, insieme agli interventi farmacologici, in un approccio multimodale alla gestione del dolore. Questi interventi integrati, secondo la NCCN, potrebbero essere particolarmente importanti in popolazioni vulnerabili (pazienti fragili, anziani, bambini). Le Linee guida per il tumore polmonare concludono che nel dolore e nella neuropatia periferica, l’agopuntura è suggerita come trattamento aggiuntivo nei pazienti con controllo inadeguato dei sintomi. Il ricorso all’agopuntura è molto diffuso anche nel trattamento delle vampate di calore post-chirurgiche, post-chemioterapiche o in corso di terapia ormonale, nelle donne con tumore di mammella e ovaio e, in misura minore, in pazienti con tumore della prostata.

Le Linee guida di Filshie e Ester (2006) indicano che l’agopuntura dovrebbe essere utilizzata nei tumori di seno, prostata e altri tumori. Le Linee guida della SIO affermano che l’agopuntura non sembra più efficace della falsa (sham) agopuntura per il trattamento delle vampate, ma che questo trattamento deve essere preso in considerazione in pazienti con sintomi gravi e che non rispondono alle cure. Il grado di raccomandazione è 1B (forte raccomandazione, evidenza di qualità moderata).

La review della Cochrane 2013 considera separatamente gli studi in base al gruppo di controllo utilizzato, evidenziando che nel confronto fra agopuntura con sham agopuntura le differenze non sono significative nella frequenza delle vampate, ma che queste ultime erano significativamente meno acute nel gruppo di agopuntura, anche se con una piccola dimensione dell’effetto. Al contrario vi sono effetti positivi quando il gruppo di controllo è costituito da lista di attesa o da nessun intervento.

Molti autori però ritengono che la sham agopuntura non sia un vero placebo, poiché è in grado di determinare effetti simili all’agopuntura e che, quando viene scelta come gruppo di controllo dell’agopuntura vera, possa determinare una sottovalutazione dell’efficacia di quest’ultima. In conclusione, il trattamento con agopuntura può essere promettente per i sintomi della menopausa, soprattutto per donne che non possono assumere la TOS a causa di rischi oncologici o pregresse patologie oncologiche.

Il trattamento della xerostomia da radioterapia, soprattutto in pazienti con tumori di testa e collo, è risultato efficace, con un grading SIO 1B (forte raccomandazione, evidenza di qualità moderata); si è evidenziato anche un aumento della salivazione e un miglioramento della qualità della vita. Le citate Linee guida di Filshie e Ester indicano che la xerostomia può essere trattata con agopuntura in pazienti che non rispondono
ai trattamenti convenzionali.

La letteratura riguarda anche l’uso dell’agopuntura in ansia, depressione e insonnia (grading 2B) e fatica cancrocorrelata (grading 2C).

Per alleviare sintomi frequenti nei pazienti oncologici si possono utilizzare con efficacia anche alcune piante medicinali. Fra le sostanze più studiate il Panax ginseng, e con minori evidenze anche guaranà (Paullinia cupana) e rodiola (Rhodiola rosea) nella fatica cancro-correlata; l’aloe gel (Aloe barbadensis) per la prevenzione delle mucositi; lo zenzero (Zingiber officinalis), per contrastare nausea e vomito post-chemioterapici; l’olio essenziale di lavanda (Lavandula angustifolia) e lo zafferano (Crocus sativus) per mitigare l’ansia e la depressione e Cannabis sativa per il controllo del dolore. È opportuno ricordare che, a differenza di agopuntura e omeopatia, che hanno scarsissimi effetti avversi o interazioni, l’uso delle piante medicinali in oncologia richiede attenzione e competenze specifiche di buon livello. Infatti, fondamentali sono la variabilità della composizione quali-quantitativa della pianta, la risposta individuale del paziente alla terapia, legata a caratteristiche come età, etnia, sesso, peso, patologie concomitanti ecc., la via di somministrazione, le interferenze farmacocinetiche che interagiscono con l’assorbimento, il metabolismo e l’escrezione della sostanza e le interferenze sulla farmacodinamica della sostanza stessa.

A quest’ultimo proposito sono noti gli effetti antagonisti di alcune piante con farmaci comuni (liquirizia e diuretici, vitamina K e anticoagulanti ecc.) e, al contrario, la sommazione degli effetti da parte di altre erbe. Indicativo il caso dell’iperico che ha un buon livello di evidenza nella depressione, ma che non è utilizzato nei pazienti oncologici a causa delle interferenze clinicamente significative con nu merosi farmaci antitumorali. L’eventuale terapia
con estratti di iperico dovrà comunque essere interrotta 15 giorni prima della chemioterapia e/o radioterapia ed essere ripresa alcuni mesi dopo la loro interruzione.

Per l’omeopatia sono stati pubblicati studi positivi soprattutto sul trattamento dei disturbi correlati alla terapia ormonale soppressiva in donne con tumori ormonodipendenti, in particolare cancro della mammella. L’omeopatia può essere utilizzata per ridurre il disagio dei disturbi vasomotori (Clover et al. 2002; Thompson e Relton 2009), ma anche della radiodermite, come sottolineano i lavori pubblicati in letteratura (Balzarini et al. 2000; Pommier et al. 2004), inclusa una review della Cochrane (Kassab S. 2009). È interessante anche il ricorso a un colluttorio omotossicologico per migliorare la stomatite indotta da chemioterapia (Oberbaum et al. 2001).

Si sottolinea a questo proposito l’assenza di effetti avversi rilevanti e di interazioni farmacologiche, che rende particolarmente maneggevole l’uso dei medicinali omeopatici. Ad oggi non esistono prove di efficacia sufficienti sul trattamento della progressione tumorale.

Gli studi sono numericamente limitati e non sempre di buona qualità metodologica. La ricerca sta cercando di identificare i principi attivi che possono interferire con la progressione del tumore come chemiopreventivi, pro-apoptotici, immunostimolanti, citostatici e inibitori della replicazione della cellula tumorale.

Anche i preparati antroposofici a base di vischio (Viscum album) hanno dimostrato, come si evince da un’ampia letteratura, di rafforzare le capacità di difesa dell’organismo malato. Review sull’uso del vischio nei tumori di mammella, polmone, pancreas, colon-retto (Kienle et al. 2009; Kienle 2013; Bar Sela et al. 2013; Troger et al 2014) hanno mostrato risultati positivi in termini di riduzione dei sintomi correlati, come dolore, fatigue, inappetenza e insonnia, e di miglioramento della qualità di vita.

Numerosi sono, infine, gli studi che confermano i benefici del trattamento integrato sulla qualità della vita dei pazienti con tumore.

Per la bibliografia completa sugli argomenti trattati si rimanda al summenzionato Report EPAAC.

 

Le esperienze in Toscana

La Regione Toscana ha sviluppato un percorso di integrazione delle medicine complementari nel Servizio Sanitario Regionale che ha permesso l’inserimento di agopuntura, fitoterapia, omeopatia e medicina manuale nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) regionali, l’apertura di un centinaio di ambulatori pubblici che erogano circa 35.000 prestazioni annue, l’istituzione della Rete Toscana di Medicina Integrata, struttura di governo clinico presso l’Assessorato alla Salute regionale, e di 3 strutture di riferimento regionale per MTC/agopuntura, fitoterapia e omeopatia.

Questa integrazione rappresenta un elemento di forte garanzia per la salute del cittadino, poiché le MC sono sottoposte alle stesse regole della medicina ufficiale e devono rispondere ai criteri di qualità e di appropriatezza delle prestazioni. In questa cornice è maturata l’esigenza di programmare un intervento “evidence based” al trattamento antitumorale integrato e promuovere la ricerca, allo scopo di chiarire se le terapie complementari abbiano un impatto sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici e contribuiscano a migliorarne il benessere e la qualità della vita.

In quest’ambito si colloca il lavoro per il progetto europeo EPAAC poc’anzi descritto. In modo non specificamente formalizzato, tutti gli ambulatori toscani di MC erogano prestazioni ai pazienti oncologici che, per vari motivi, vi si rivolgono. In alcune Aziende sanitarie della regione sono state avviate delle esperienze di collaborazione fra le U.O. di Oncologia e le strutture pubbliche di medicina complementare, che sono in grado di offrire ai cittadini informazioni su vantaggi e svantaggi dell’uso delle terapie complementari in questo contesto e proporre semplici protocolli per sostenere il paziente durante la chemio e la radioterapia, dopo l’intervento chirurgico, nella fase della terapia ormonale e in generale per migliorare la qualità della vita.

A questo proposito ricordiamo: la Struttura di riferimento regionale per la MTC e le MC “Fior di Prugna” dell’Azienda Sanitaria di Firenze; l’Ambulatorio “Medicine complementari e alimentazione in oncologia”, promosso dall’Ambulatorio di omeopatia e dalla U.O. Oncologia dell’ASL 2 Lucca; la Struttura di riferimento regionale per la fitoterapia-CERFIT dell’AOU di Careggi; il Dipartimento di Oncologia-SOD Anestesia e Terapia Intensiva della AOU di Careggi, la Breast Unit dell’AOU di Pisa; il Centro di medicina integrata dell’ospedale di Pitigliano, ASL 9 di Grosseto.

 

Un work in progress

La letteratura evidenzia che le medicine complementari possono essere applicate con efficacia sul paziente oncologico nelle situazioni cliniche descritte. Questi sviluppi della ricerca, che resta un work in progress, accrescono la possibilità di realizzare un approccio terapeutico integrato per il paziente oncologico, il quale, come tutti i cittadini, ha il diritto di usufruire delle terapie complementari, se avvalorate da prove di efficacia e con un buon profilo di sicurezza.

In questo percorso verso l’integrazione è fondamentale lo scambio di conoscenze ed esperienze ed è quindi importante che i medici, in primis gli oncologi, e gli operatori sanitari impegnati in ambito oncologico siano correttamente informati sui benefici potenziali delle medicine complementari.

Il tumore è una patologia sistemica e multifattoriale e in quanto tale può trarre beneficio dall’impiego sinergico di più terapie.

L’approccio multidisciplinare è la strada da perseguire, con l’obiettivo di selezionare sempre la migliore terapia per ciascun paziente e di attuare una reale “comprehensive cancer care”.

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 · 2015, feb 04  Share

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