Associazione Culturale Lycopodium · Società Italiana di Omeopatia di Firenze

Contro informazione 

Un taglio critico per conoscere e riflettere.

L'Associazione Lycopodium propone una serie di articoli su varie questioni e argomenti:

  • per una corretta educazione alimentare;
  • per conoscere e riflettere sugli effetti dei vaccini a breve e lunga scadenza;
  • per conoscere e riflettere sugli effetti della somministrazione dei medicinali;
  • per conoscere e riflettere sulle pratiche della medicina veterinaria.

 

Una rassegna di articoli e opinioni informativi e controinformativi.

 

In Brasile stanno nascendo centinaia di bimbi microcefali....

 · 2016, gen 07  Share

Saggio sul caffè (Hahnemann – Lesser writings)

Come mantenere una buona salute e una lunga vita assumento cibo che contenga solo nutrienti

Nei tempi moderni molte bevande e condimenti puramente medicinali sono stati aggiunti alla nostra dieta: spezie, liquori, tabacco, oppio e agarico, tè e caffè. In particolare quale è l'effetto che il caffè produce sul nostro organismo.

Per mantenere una buona salute e una lunga vita bisogna prendere del cibo che contenga solo nutrienti, non sostanze irritanti o medicinali (il cioccolato appartiene alla categoria degli articoli nutritivi quando non è troppo speziato) e assumere bevande che siano puramente diluenti, oppure anche nutritive, che non contengano sostanze medicinali e irritanti, come l’acqua pura e il latte. Tutte le altre sostanze che chiamiamo spezie e tutti i liquori fermentati e anche la birra sono più o meno simili alle medicine nella loro natura; più assomigliano alle medicine e più frequentemente vengono assunte, più arrecano pregiudizio alla nostra salute e alla lunga vita.

 

Nei tempi moderni molte bevande e condimenti puramente medicinali sono stati aggiunti alla nostra dieta: spezie, liquori, tabacco, oppio e agarico, tè e caffè.

 

Le sostanze medicinali non danno nutrimento, ma alterano la condizione di salute del corpo; ogni alterazione dello stato di salute del corpo costituisce una sorta di condizione anomala e morbosa. Il caffè è una sostanza puramente medicinale, quindi altera lo stato di salute dell’uomo. Tutte le sostanze medicinali hanno, in forti dosi, un’azione nociva sulle sensazioni dell’individuo sano. Nessuno ha mai fumato tabacco per la prima volta nella sua vita senza provare disgusto; nessuna persona sana beve caffè nero non zuccherato per la prima volta nella sua vita provando piacere. Questo è un segno dato dalla natura per evitare la prima occasione di trasgressione alle leggi della salute. Continuando l’uso di queste sostanze medicinali nella dieta, l’abitudine gradualmente estingue le prime impressioni nocive che esse hanno fatto su di noi e quindi diventano piacevoli per noi e i loro effetti diventano apparentemente graditi per i nostri organi sensitivi e gradualmente diventano necessari. Così, continuando il loro uso, diventiamo malati.

 

Per capire ciò dobbiamo prendere in considerazione il fatto che tutte le medicine producono nel corpo condizioni opposte una all’altra; la loro azione iniziale (azione primaria) è direttamente opposta all’azione secondaria, cioè l’azione che è lo stato che esse lasciano nel corpo quando l’azione primaria è cessata. La maggior parte delle medicine produce sia nell’azione primaria, sia secondaria, disturbi sulla salute; un certo gruppo di disturbi nella loro azione primaria, un gruppo opposto nella loro azione secondaria. Solo le sostanze medicinali che sono state introdotte tra gli articoli della dieta formano un’eccezione a questo, almeno nella loro azione primaria. Esse posseggono la peculiare proprietà, quando sono usate con moderazione, di creare nella loro azione primaria una sorta di artificiale esaltazione dello stato ordinario di salute, una artificiale esaltazione della vita e praticamente solo sensazioni piacevoli, mentre gli effetti sgradevoli, la loro azione secondaria, rimangono per qualche tempo di poca importanza, finché l’individuo è in un buono stato di salute e conduce, in generale, un modo di vita salutare. A questa piccola classe di medicine appartiene il caffè.

 

L’azione primaria del caffè è esaltare le funzioni animali e vitali, poi, dopo diverse ore, si ha un effetto opposto, una sorta di paralisi delle funzioni naturali e vitali, con aumento delle sensazioni spiacevoli dell’esistenza.

Aumenta un po’ il calore, sudano un po’ le mani, una piacevole palpitazione come da gioia, anche il calore è piacevole.

Attenzione e simpatia diventano più attive.

Tutti gli oggetti esterni eccitano una sensazione di piacere.

Questo fa del caffè una bevanda sociale; sono più facili gli entusiasmi.

Anche le funzioni corporali naturalmente spiacevoli diventano piacevoli.

 

Il risveglio per esempio, specie se un po’ presto, è accompagnato da un po’ di pigrizia e confusione, è difficile muoversi rapidamente e anche il pensiero è più lento. In natura nello stato di salute devono alternarsi momenti gradevoli e sgradevoli, questo è il saggio comportamento della natura. E guardate il caffè, rimuove queste sensazioni naturalmente sgradevoli, il disconfort della mente e del corpo scompaiono quasi istantaneamente. Improvvisamente siamo svegli.

 

Dopo aver finito il nostro lavoro quotidiano dobbiamo essere stanchi: senso di pesantezza delle membra sgradevole, sfinimento fisico e mentale ci provoca un po’ di cattivo umore e la necessità di dormire. Prendendo il caffè tutto ciò scompare, siamo svegli e pimpanti.

 

Per vivere ci è necessario il cibo e la natura ci spinge a cercarlo con la fame e con una sgradevole sensazione di vuoto allo stomaco, lo stesso per il bere, la secchezza ci porta ad avere sete. Noi beviamo il caffè e guarda!! Non abbiamo più il senso della fame e neanche la sensazione di sete. Così senza accorgersene si beve meno.

 

Se si beve moderate quantità di caffè e si fa molto esercizio all’aria aperta gli effetti si risentono meno.

Per favorire la digestione naturalmente l’uomo sano si sente poco disposto a fare esercizio dopo mangiato. Questo disconfort fa sì che si lasci perdere il lavoro per un po’ di tempo e ci si riposi il corpo e la mente affinché l’importante compito della digestione si possa svolgere indisturbato.

 

Quando facciamo esercizio fisico dopo mangiato un senso di disturbo allo stomaco ci ricorda subito la necessità del riposo e anche l’esercizio mentale subito dopo mangiato è anche peggio di quello fisico.

Il caffè dà uno stop improvviso alla stanchezza della mente e del corpo e toglie le sensazioni sgradevoli dello stomaco dopo mangiato.

Lo stesso si hanno sensazioni un po’ sgradevoli all’intestino che spingono ad andare di corpo ed evacuare le feci. Così il caffè accellera il passaggio delle feci con il risultato che le sostanze nutritive non vengono ben assorbite.

 

Così queste sensazioni sgradevoli che sono parte del saggio ordine della natura vengono diminuite dall’azione primaria del caffè. Il caffè anche aumenta l’eccitamento a livello sessuale, con il risultato di una precoce impotenza che segue l’ipereccitabilità.

Anche i muscoli del corpo hanno una innaturale attività. È una vita artificialmente accelerata.

Si parla troppo velocemente, ci si lascia scappare cose di cui sarebbe meglio non parlare.

Manca totalmente la moderazione e la fermezza.

 

Ma dopo l’effetto primario subentra quello secondario. Gli effetti delle sostanze sono più tollerabili se le persone sono in buona salute, hanno una buona alimentazione, fanno esercizio all’aria aperta; questo vale sia per gli alcolici che per il caffè.

 

Sotto l’azione secondaria l’espulsione delle feci diventa difficile e la pancia gonfia, passa il calore iniziale e cominciano i brividi e freddo alle mani e ai piedi, aumenta l’appetito oltre la norma e diminuisce il desiderio sessuale.

Difficoltà a dormire e sonno pesante con difficoltà al risveglio, confusione mentale. Subentrano indifferenza e melanconia.

Quando l’uso del caffè è prolungato si alternano i sintomi primari e secondari tra eccitamento e depressione della mente e del corpo.

Una straordinaria suscettibilità alle sensazioni dolorose, che aumentano più caffè si beve (non è uguale in tutti i bevitori di caffè) e i dolori diventano intollerabili.

Emicranie e vampate di calore.

Carie ai denti.

Carie ossee nei bambini.

Agisce molto gravemente nei bambini.

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 · 2015, apr 13  Share

Gli antibiotici per la diarrea del viaggiatore possono stimolare la crescita di batteri resistenti

Un nuovo studio pubblicato su Clinical Infectious Diseases

430 le persone testate. Più di un terzo dei viaggiatori che avevano assunto antibiotici per la diarrea, secondo lo studio, presentava batteri resistenti agli antibiotici.

L'uso eccessivo di antibiotici per curare diarrea del viaggiatore può contribuire alla diffusione di superbatteri resistenti ai farmaci, secondo un nuovo studio pubblicato su Clinical Infectious Diseases.

 

Secondo gli autori dello studio la maggior parte dei casi di diarrea del viaggiatore sono di natura lieve e si risolvono da soli.

I ricercatori hanno testato 430 persone provenienti dalla Finlandia, prima e dopo viaggi al di fuori dei confini nazionali.

 

Circa un soggetto su cinque di coloro che avevano viaggiato in regioni tropicali e subtropicali era tornato portando con sé, inconsapevolmente, dei batteri intestinali resistenti agli antibiotici (ESBL – PE - extended-spectrum beta-lactamase–producing Enterobacteriaceae).

 

Più di un terzo dei viaggiatori che avevano assunto antibiotici per la diarrea, secondo lo studio, presentava batteri resistenti agli antibiotici.

 

L'ottanta per cento dei viaggiatori, che si erano recati in Asia meridionale e avevano assunto antibiotici per curare la diarrea, presentava batteri intestinali resistenti alle cure.

 

Altre regioni che hanno comportato un rischio elevato sono risultate il Sud-Est asiatico, l’Asia orientale, il Nord Africa e il Medio Oriente.

Le persone che ospitano inconsapevolmente batteri resistenti agli antibiotici possono non sviluppare sintomi evidenti ma contribuiscono a diffondere questo tipo di batteri nei loro paesi di provenienza.

 

"Più di 300 milioni di persone visitano queste regioni ad alto rischio ogni anno", ha affermato Anu Kantele, professore associato in malattie infettive presso l’Università di Helsinki.

"Se circa il 20 per cento di loro sono colonizzate da questo tipo di batteri, si tratta di numeri davvero enormi. L'unico aspetto positivo è che la colonizzazione è solitamente transitoria, della durata di circa un anno e mezzo" ha aggiunto Kantele.

 

I viaggiatori internazionali devono essere istruiti su come trattare in modo sicuro la diarrea del viaggiatore e dovrebbero essere più cauti riguardo all’assunzione di antibiotici per curare la diarrea, secondo gli autori dello studio.

 

Secondo Kantele esistono due strumenti principali per evitare la colonizzazione da parte di batteri intestinali resistenti durante il viaggio: la prevenzione e la restrizione dall'uso di antimicrobici per curare la diarrea del viaggiatore.

I ricercatori propongono di evitare la prescrizione degli antibiotici per la profilassi contro la diarrea del viaggiatore e di non utlizzarli per trattare le forme di malattia lievi e moderate.

 

In generale, i viaggiatori affetti da diarrea devono bere molti liquidi e utilizzare farmaci anti-diarrea non antibiotici, secondo Kantele e colleghi che consigliano di rivolgersi al medico in caso di sintomi quali febbre alta, feci sanguinolente o grave disidratazione.

 

Leggi l'articolo su Clinical Infectious Diseases

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 · 2015, feb 13  Share

Intervista a Roberto Lala

presidente dell'Ordine dei medici e odontoiatri di Roma

Intervista al presidente dell'ordine dei medici e odontoiatri di Roma, Roberto Lala, sulle nuove misure di controllo per verificare la corrispondenza tra prestazioni prescrittive e diagnosi. Un'intervista a cura di Rossella Gemma

Intervista a Roberto Lala, presidente dell'Ordine dei medici e odontoiatri di Roma

 

Presidente, sono stati annunciati 470 milioni di euro in più nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) di prossima emanazione. Un bel traguardo o ancora pochi?

Sicuramente non sono molti perché i livelli essenziali di assistenza, cioè quelle prestazioni per cui è essenziale intervenire dal punto di vista pubblico, avrebbero bisogno di più fondi. Ma considerando il momento economico e sociale che sta attraversando il Paese, è già un bel passo avanti.

 

Tra le misure preannunciate ci saranno più controlli ai medici per verificare la corrispondenza tra prestazioni prescritte e diagnosi per una maggiore appropriatezza delle prescrizioni. Perché questa misura?

Perché, come sempre, si cerca di risolvere il problema dalla fine e non dall'inizio. I controlli sull'appropriatezza prescrittiva si fanno già da molto tempo ed esistono già delle procedure ben precise. Il problema non è la mancanza di appropriatezza da parte del medico perché non sa cosa serve o vuole prescrivere cose inutili, quella che potrebbe essere evidenziata come inappropriatezza, ma non lo è, è la necessità di una prescrittività nettamente superiore rispetto al passato per non incorrere in quella che viene comunemente definita malpractice. Laddove il medico si trovi in una situazione di ipotetica diagnosi, ma non abbia certezze matematiche e si ritenga costretto ad attuare quelle procedure legate a nuovi accertamenti ematochimici, diagnostici non è inappropriato se il medico prescrive questi accertamenti perché non ha la certezza della diagnosi. Il rischio è che poi lo si accusi di non aver fatto tutto il possibile per il paziente. L'inappropriatezza è una bella parola, ma per poter procedere ad una riduzione delle richieste di accertamenti diagnostici o tecnici bisogna che siano maggiori strumenti ai medici.

 

E' plausibile che la misura non venga accolta bene dalla categoria?

Io credo che quando si danno restrizioni del genere si crei inevitabilmente malumore. Ma non so che cosa si possa ottenere con una misura del genere, visto che i controlli esistono già.

 

Qual è la novità di questa misura?

Dal rapporto Osmed vengono fuori livelli di inappropriatezza soprattutto nell'utilizzo degli inibitori di pompa e degli antibiotici.

 

Come mai?

Perché sono due farmaci molto utilizzati per evitare il rischio che intervengano fattori di aggravio del paziente. Oggi ad esempio, se lei facesse un giro fra la popolazione e chiedesse pareri sull'influenza e la necessità di utilizzare una terapia antibiotica, le direbbero tutti che è necessaria quando sappiamo invece che, se l'influenza è solo di natura virale, l'antibiotico non serve a nulla. Ma al di là dell'effetto ottenuto, si preferisce prescrivere questi farmaci per evitare complicanze, soprattutto nella popolazione anziana con patologie croniche.

 

Rossella Gemma

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 · 2015, gen 30  Share

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